Teatro dell’Oppresso  

laboratorio per educatori

  Il metodo utilizzato è quello conosciuto come ”Teatro dell’Oppresso” (d’ora in poi TdO). Si tratta di una particolare tecnica di coscientizzazione che utilizza come strumento il teatro in forma interattiva. Questo significa che l’azione teatrale non rimane un momento puramente estetico e unidirezionale, dove attore e spettatore rimangono divisi, ma un’esperienza in cui le parti, scambiandosi il ruolo, creano un percorso di esplorazione delle oppressioni, individuali e/o collettive, proposte nella  rappresentazione, e di ricerca di strategie per affrontarle.

  Storia e tappe principali del TdO

Ø      Nasce negli anni sessanta in Brasile ad opera del regista teatrale Augusto Boal.

Ø      I principi pedagogici a cui si ispira sono quelli teorizzati da Paulo Freire nei testi base “Educazione come pratica di libertà” e “La pedagogia degli oppressi” editi da “Mondadori”.

Ø      Boal e Freire, collaborando attivamente, affiancano ben presto all’obiettivo principale di elevare la cultura delle masse quello di coscientizzarle politicamente. Allo scopo Boal elabora la tecnica del Teatro Forum.

Ø      Questo impegno, portato avanti con costanza e diffuso capillarmente (venivano attrezzati allo scopo più carrozzoni itineranti che raggiungevano i diversi villaggi), disturbò ed allarmò ben presto il regime politico/militare allora imperante.

Ø      Le attività vennero presto bloccate e proibite su tutto il territorio e Boal e Freire vengono esiliati.

Ø      Boal in Argentina non cessa l’impegno politico. In quel paese anzi elabora la tecnica che oggi è conosciuta come Teatro Invisibile.

Ø      Dopo diverse vicissitudini si vede costretto ad un nuovo esilio, che lo porta ad approdare  nel continente europeo.

Ø      A Parigi, dove viene subito ben accolto, fonda il Centro Europeo del Teatro dell’Oppresso ed elabora (quasi costretto dall’evidenza dei fatti) un’ulteriore tecnica,

Le Flic dans la tete, (Il poliziotto nella testa) tecnica a cui approda grazie all’ampliamento ed approfondimento della già conosciuta ed utilizzata tecnica del Teatro Immagine. La tecnica del Flic è la più “psicologizzata” tra quelle da lui elaborate e sperimentate fino ad oggi. Ha infatti affinità con lo psicodramma di Jacob Moreno, in quanto come questo si pone l’obiettivo di lavorare sulle oppressioni più emozionali e profonde delle persone.

Ø      Oggi il T.d.O. è presente, conosciuto ed utilizzato da molti gruppi locali, in quasi tutti i paesi del mondo, come tecnica di coscientizzazione dell’individuo e delle masse.

Ø      Freire, dopo aver insegnato in Cile e negli Stati Uniti, si stabilisce in Svizzera dove continua la ricerca, come esperto in problemi educativi per il terzo mondo, presso il Consiglio Mondiale delle Chiese. Morirà nel 1998.

Ø      Boal torna di nuovo in Brasile ( è caduto il regime militare che lo perseguitava ) dove continua l’impegno politico unito alla ricerca e alla formazione col metodo da lui elaborato.

Ø      Eletto alla Camera dei Vereadores (equivalente del nostro Parlamento) elabora ed affina la tecnica, chiamata “Teatro Legislativo”.

Ø      Terminato il mandato politico si muove attualmente tra l’impegno politico e sociale e il ruolo di formatore e consulente in tutti i paesi del mondo dove sia attiva una seria sperimentazione del suo metodo.

Ø      Per quanto riguarda la formazione, uno dei riferimenti principali utilizzati da Boal, nel lavoro teatrale, è il metodo Stanislavskij.

Ø      Il suo lavoro è stato tradotto nei due testi base “Il poliziotto e la maschera” e

“ L’arcobaleno dei desideri” entrambi editi da “Meridiana”.

 

Programma del laboratorio teatrale TdO

L’esperienza privilegerà l’applicazione coscientizzante del metodo T.d.O. mediante le sue tecniche base.

Per quanto riguarda il contenuto specifico del lavoro, sarà il percorso stesso a definirlo sulla base della volontà e dei bisogni dei singoli e/o del gruppo. Questa scelta, in sintonia con lo stile non direttivo di conduzione degli incontri, rappresenta una delle peculiarità e pregi del metodo.

Obiettivi

1)      Presa di coscienza rispetto al proprio ruolo (genitore, operatore di servizio, ecc. ecc. ) e alle risorse, difficoltà, contraddizioni ad esso connesse.

2)     Elaborare una forma di comunicazione “efficace” ed “efficiente” non solo attraverso la verbalizzazione, ma anche attraverso il linguaggio analogico, in particolare quello del corpo, affrontando e confrontando i due modi di comunicare nei vari contesti esperienziali (gruppo di amici, gruppo di lavoro, gruppo familiare, ecc. ecc) e con attenzione ai  vari ruoli “giocati” e con cui si entra in gioco.

3)     Esplorare situazioni, vissuti, strategie di comportamento proprie ed altrui grazie alla metodologia attiva e alla ricchezza esperienziale del gruppo, con attenzione particolare a quelle situazioni di vita che sono ricordate come conflittuali, oppressive, perdenti.

4)     Sperimentare attivamente, grazie alla “prova in scena”,  modalità di soluzione alle  situazioni precedentemente esplorate e vissute come oppressive.

Il teatro, con le sue proprietà specifiche, ed in particolare il teatro dell’oppresso, con le sue tecniche, ben si presta agli obiettivi descritti in quanto consente:

Ø      Un repertorio esperienziale utile ad una maggiore conoscenza e coscienza del proprio corpo, di sé, del gruppo con le sue dinamiche.

Ø      Interpretando di volta in volta personaggi diversi, di esplorare altri modi di essere nel mondo, oltre quello appreso, tra i quali reperire qualche cosa di utile per la propria evoluzione.

Ø      Affrontandole ed elaborandole sulla scena, di distanziarsi dalle situazioni conflittuali e oppressive, oggettivandole in possibili soluzioni e proposte operative future.

Articolazione del lavoro

Il lavoro coinvolgerà un gruppo che possibilmente dovrebbe oscillare tra le 12/16 persone.

Per quanto riguarda i tempi di lavoro penso ad un incontro unico, in un fine settimana, di 12 ore complessive con inizio il sabato pomeriggio e termine la domenica pomeriggio. Per quanto riguarda l’orario ci si accorderà sulle esigenze comuni.

Tecniche utilizzate:

Ø      i giochi

Ø      gli esercizi

Ø      il teatro immagine

Ø      il teatro forum

  I giochi

sono strumenti che accentuano l’aspetto gioco, cioè l’esplorazione di più ricche possibilità comunicative con l’altro (rappresentano il dialogo).

Gli esercizi

Sono strumenti che consentono di acquisire una conoscenza più profonda del proprio corpo (rappresentano il monologo). Si raggruppano i cinque categorie:

Ø      Sentire tutto quello che si tocca. Comprende gli esercizi di tatto, il senso propriocettivo, l’equilibrio, il senso spaziale, le andature, il senso della gravità.

Ø      Ascoltare tutto quello che si sente. Comprende gli esercizi per l’udito, il senso ritmico, respirazione ed altri ritmi interni alla persona.

Ø      Messa in gioco di più sensi. Prevede esercizi ad occhi chiusi, con l’obbligo quindi di sensibilizzare gli altri sensi.

Ø      Osservare tutto quello che si vede. Comprende esercizi e giochi che si basano sull’immagine di oggetti non presenti, azioni e reazioni a distanza, l’individuazione di “maschere” e rituali.

Ø      La memoria dei sensi. Comprende esercizi più propriamente teatrali con i quali rivivere esperienze sensoriali ed emotive passate.

Il teatro immagine introduce al linguaggio corporeo. Si elimina la parola e la comunicazione viene sperimentata esclusivamente con il corpo. Possiamo con questa tecnica affrontare il concetto di immaginario collettivo attraverso i sensi e non solo con la mente di chi riceve l’immagine.

Il teatro forum si propone di costruire la performance teatrale sul conflitto o oppressione individuata collettivamente, al fine di elaborarla assieme, nel tentativo di trovare una o più  soluzioni utili fra quelle individuate.

La scena porta lo spettatore al culmine dell’oppressione per poi interrompersi. Lo spettatore da passivo diventa attivo, quindi “Spett-Attore”, ed entrando in scena porta il suo vero, originale, sentito contributo, al fine di tentare di risolvere l’oppressione.

Necessità logistiche

Sarà necessario prevedere una sala grande (una palestra potrebbe andare benissimo) e comunque spazio utile a consentire un agevole movimento individuale, con possibilità di  un minimo arredo (sedie per tutti e un paio di tavoli).

Sarebbe  utile poter avere uno stereo, meglio se con CD, e (questi non indispensabili) un paio di faretti alogeni per meglio caratterizzare le scene.

Per un lavoro ottimale è consigliata tuta e scarpe da ginnastica e comunque abbigliamento comodo.