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COMMISSIONE E U R O P E A |
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Premessa
Altriponti
è un progetto di capacity building
co-finanziato dalla Commissione Europea sulla linea di finanziamento
denominata B7/6000, destinata alle Organizzazioni Non Governative per
realizzare attività di educazione allo sviluppo sul territorio italiano ed
europeo.
Nell’ambito
della B7/6000, il capacity
building (letteralmente “costruzione delle capacità) è un settore
d’intervento destinato a quegli organismi che sono in grado di supportare
ONG più piccole, organizzazioni di base, associazioni territoriali nel
rafforzamento delle proprie capacità progettuali e gestionali di educazione
allo sviluppo.
Ma
che cos’è l’educazione allo sviluppo?
Definita come "l'altro modo di cooperare", l'Educazione allo
Sviluppo comprende una serie di attività di informazione, educazione e
sensibilizzazione indirizzate all'opinione pubblica dell'occidente
industrializzato. Tali attività hanno lo scopo di informare e far riflettere
circa i molteplici legami esistenti tra il Nord e il Sud del mondo, presentare
la situazione dei paesi in via di sviluppo e spiegare in che modo ciò derivi
dal rapporto squilibrato tra Nord e Sud. Spiegando l'importanza di
intrattenere un rapporto paritario e rispettoso nei confronti del Sud del
mondo, l’EaS costituisce un mezzo per favorire una cultura dei valori
civili, della pace, della solidarietà, dei diritti umani e al contempo un
mezzo per contrastare ostilità, intolleranza e razzismo. Questo approccio
viene utilizzato mediante conferenze, seminari, corsi di formazione, supporti
didattici (centro di documentazione, ricerche...).
Le
attività sono indirizzate al settore dell’educazione formale (scuole,
insegnanti, studenti), a quello dell’educazione informale (operatori del
terzo settore, educatori di strada, etc), alle istituzioni (policy makers,
rappresentanti di Enti Pubblici), all’opinione pubblica in genere. Questo
ambito di lavoro è presente nelle attività del CISP da circa 10 anni.
Ma
cos’è il CISP?
Partecipare alla elaborazione delle politiche di sviluppo e dialogare, in modo
anche fortemente critico ma sempre costruttivo, con gli attori coinvolti nella
loro formalizzazione e realizzazione: donatori, popolazioni destinatarie, partners
e istituzioni locali. Questo è uno tra i punti qualificanti della missione
del Comitato Internazionale per lo
Sviluppo dei Popoli (CISP), una Organizzazione Non Governativa (ONG)
europea nata nel 1982 e formalmente costituita nel 1983. Il CISP ha sede in
Italia e opera nel campo della cooperazione internazionale e della lotta
esclusione sociale. Per raggiungere i propri obiettivi, in collaborazione con
vari partners locali, il CISP realizza programmi di aiuto umanitario,
riabilitazione, sviluppo e ricerca applicata in circa 30 paesi africani,
latinoamericani, mediorientali, asiatici e dell’est europeo.
Nell’occuparci di EaS, in questi ultimi anni ci hanno accompagnato
riflessioni, appunti, pensieri che, scaturendo dalle concrete pratiche
educative, ci hanno portato a definire sempre più i nostri programmi
con uno sguardo attento al mondo che cambia. E’ superfluo sottolineare come,
proprio in seguito ai profondi cambiamenti registrati dai parametri dello
sviluppo internazionale, in termini di mondializzazione, e ai riflessi sulle
nostre stesse vite, la nostra azione educativa ha senza dubbio registrato
delle innovazioni. Innanzitutto in termini di metodologia. Da qualche anno
ormai nei nostri percorsi formativi destinati sia a formatori (docenti,
educatori informali, operatori dello sviluppo, rappresentanti di Enti Locali)
che a giovani, si utilizza un approccio misto,
centrato cioè su tecniche “classiche” (lezione frontale) e su tecniche
“laboratoriali” (focalizzate sul gruppo, oltre che sulla persona) che
utilizzano la pratica del gioco, dell'azione creativa, dell'animazione
sociale.
In altre parole, per poter affrontare temi complessi come l’intercultura, il dialogo fra diversi, la gestione positiva dei conflitti, l’educazione alla pace, la mondialità nell’ottica dell’interdipendenza nord-sud del mondo, abbiamo ritenuto opportuno affrontare tali temi, anche dal punto di vista della psicologia relazionale, di gruppo e delle organizzazioni sociali. In questo senso, sia con adulti che con giovani, l’uso dell’immagine, dei video, delle pratiche ludiche, è ritenuto uno strumento indispensabile da un lato per colmare il vuoto che spesso si registra tra la condizione personale e i problemi dell’universo pianeta, (i problemi sono così grandi che io da solo non posso farci nulla), dall’altro per educare a problematizzare, ovvero a leggere criticamente i fenomeni, usando un approccio multidisciplinare e diffidando delle ricette univoche che pretendono di risolvere problemi complessi. Nel corso di questi anni, ci hanno accompagnato nel nostro lavoro numerose associazioni territoriali con le quali abbiamo co-organizzato e co-realizzato corsi di formazione e di aggiornamento, iniziative pubbliche, incontri destinate a cittadine italiane. Salerno è una di queste
Perché ALTRIPONTI?
L’obiettivo
è, oltre che rafforzare la capacità progettuale e gestionale di queste
associazioni in ambito locale, valorizzarne anche la presenza sul territorio,
metterle in rete con realtà europee e internazionali, favorire la nascita di
una rete sull’EaS che sappia costruire altriponti,
culturali, artistici, formativi, con realtà dei tanti sud del nostro pianeta.
La
strategia che permea il progetto è quella di rafforzare la logica del lavoro
in rete e di cooperazione tra realtà associative locali del sud Italia
dotandole di strumenti metodologici adeguati allo sviluppo quantitativo e
qualitativo di interventi che sensibilizzino il territorio alla conoscenza
delle realtà del sud del mondo e alle dinamiche di interdipendenza. L’idea
di fondo che permea la strategia CISP nel supportare queste associazioni, è
che l’educazione allo sviluppo, educando alla globalità e
all’interdipendenza delle relazioni non solo economiche, ma anche sociali e
culturali fra le popolazioni del pianeta, se valorizzata e sostenuta nei
piccoli contesti locali, può rappresentare
una cornice ideale per lo sviluppo di pratiche innovative nel locale.
L’esigenza comune espressa dai partner inoltre, è quella di avere maggiori
opportunità di contatto diretto tra realtà locali e/o periferiche italiane
ed esperienze del sud del mondo, così da poter arricchire le attività di
educazione allo sviluppo con esperienze concrete. Il progetto prevede quindi,
di rispondere al bisogno emerso dai partner locali dando l’opportunità di
creare collegamenti sud-sud. La metodologia utilizzata prevede in questo
senso, una formazione teorico - pratica per gli operatori delle associazioni
locali nel primo anno. In particolare il passaggio dalla formazione teorica
all’utilizzo delle tecnicalità apprese come strumento operativo per la
gestione delle proprie attività e sul quadro delle politiche europee, si
realizza attraverso un training on the
job, attività che interesserà il secondo anno e che trasformerà i
beneficiari di primo livello in agenti promotori di azioni di
sensibilizzazione sul territorio attraverso l’organizzazione e la
realizzazione di interventi territoriali che promuovano la conoscenza ed il
collegamento con paesi in via di sviluppo.
Il
training on the job
Apprendere
dall’altro
L’interdipendenza
non è nuova in questo pianeta, ma oggi il rischio che una parte, la più
piccola e la più “fortunata” subisca improrogabilmente effetti e danni
dello squilibrio che registra con l’altra parte, la più grande e la più
“sfortunata”, è ormai un dato di fatto. Apprendere dall’altro significa
innanzitutto liberare dal pregiudizio. Identificare un tema, organizzare un
evento, far venire una testimonianza dai cosiddetti Paesi in Via di Sviluppo,
rappresenta non solo un’occasione di conoscenza dell’altro, ma anche un
momento per rappresentare il proprio territorio, i bisogni, i problemi, le
risorse e quindi un momento per conoscere (ed eventualmente sperimentare a
livello locale) quei meccanismi di partecipazione sociale, solidarietà, e
autosviluppo che stanno garantendo la sopravvivenza (in termini, culturali,
sociali, economici) a chi, in altre parti del mondo, è costretto a non
considerare più come situazione d’emergenza la situazione di svantaggio in
cui vive. L’esercizio è quello
di parlare globale, sperimentando locale, attualizzare e riportare alla
concretezza, alla praticabilità e alla sostenibilità.
Il
supporto che si chiede al progetto quindi, è duplice, da un lato c’è
l’idea di confrontare lo stesso percorso in 6 contesti territoriali diversi
tra loro, e così di intercambiare percorsi, risorse, conoscenze, dubbi,
difficoltà; dall’altro c’è l’idea di supportare l’associazione
locale di riferimento a realizzare questo lavoro di training
on the job, (formazione sul lavoro) a sostanziare nella propria città
quanto già il progetto prevede, ma con risorse esigue, adatte a realizzare
un’attività, ma non a potenziarla, renderla visibile, accrescerla di
contenuti, adattarla alle esigenze che in corso d’opera possono emergere.