CORSI DI FORMAZIONE PER DOCENTI,
OPERATORI DELLO SVILUPPO E RAPPRESENTANTI DI ENTI LOCALI SULLA GESTIONE
POSITIVA DEI CONFLITTI
SCHEDA
SINTETICA
Come è apparso
evidente negli ultimi avvenimenti dei Balcani, le situazioni di conflitto
violento coinvolgono in maniera importante la società civile (intesa in senso
lato), sia come vittima di soprusi e violenza, sia come soggetto che alimenta
il conflitto stesso. Il conflitto è una condizione del vivere sociale
connaturato alla relazione sana tra gli esseri umani e anche tra le comunità.
Una società sana, però, è in grado di attivare meccanismi di composizione del
conflitto in forme non violente, attivando luoghi di concertazione, di
mediazione sociale, culturale, politica. Come accade oggi, nella maggiore parte
dei casi, e spesso con il coinvolgimento attivo della società civile, nei paesi
democratici. Ciò che è apparso con molta chiarezza nei recenti fatti della ex
Jugoslavia e poi dei Balcani, è come il conflitto violento abbia coinvolto
appieno la società civile in tutte le sue componenti.
Nell’affrontare
il tema della pace e della prevenzione dei conflitti e, diremmo meglio, della
degenerazione del conflitto in violenza, vanno quindi presi in seria considerazione due aspetti. Da una
parte l’analisi di quali siano le cause che hanno generato e favoriscono la
degenerazione del conflitto. Laddove spesso alcune delle cause, come quelle
economiche, sono sottovalutate, a favore di altre, come quelle di natura
etnica.
Dall’altra parte è necessario capire
quali siano le condizioni che possono favorire una sua composizione e che
pongano le premesse per l’affermarsi di una cultura che veda nella pace l’unica
opzione possibile. Come ormai
riconosciuto da più parti, la sola azione diplomatica non è più sufficiente a
risolvere situazioni le cui cause sono molteplici. In questa ottica, l’aumento
della consapevolezza del ruolo della società civile nel creare un ambiente,
politico, sociale e culturale, favorevole alla prevenzione della degenerazione
del conflitto appare un obiettivo
prioritario.
A tale scopo crediamo che
sensibilizzare e formare alla capacità di affrontare in maniera costruttiva i
conflitti che ci coinvolgono a livello personale sia un punto di partenza
importante per lavorare al meglio per la pace nei grandi conflitti, sociali ed
internazionali. Le attività di formazione svolte con un approccio
interculturale, nella scuola e nella società, in questo senso possono possedere
un grande potenziale per incoraggiare e sostenere il mutamento di prospettiva nella direzione della gestione e
risoluzione positiva dei conflitti. Intercultura, in questo senso, è il
riconoscimento della diversità (culturale, politica, religiosa) nell’altro e in se stessi, inteso in senso
individuale e collettivo.
Il CISP vanta una esperienza
pluriennale nella formazione orientata alla pace e alla gestione positiva dei
conflitti, avendo realizzato diversi corsi di aggiornamento e formazione,
rivolti ad educatori sia formali che informali, all’interno dei quali i temi
del conflitto e della pace hanno avuto sempre un’attenzione prioritaria. Nel corso di tale esperienza il CISP ha avuto modo di capitalizzare contatti e
collaborazioni con esperti sul tema e associazioni che si occupano
specificamente della questione in oggetto e che facilmente possono essere
coinvolti nell’iniziativa che si pensa di svolgere, assicurandone in questo
modo un alto livello qualitativo.
L’iniziativa in oggetto prevede quindi la realizzazione di 5 corsi di
formazione sul tema della pace e della prevenzione dei conflitti da svolgersi
in 5 città italiane ed in collaborazione con 5 Associazioni partner.
Tali
corsi hanno l’obiettivo di sviluppare
il concetto di gestione positiva del conflitto attraverso una strategia mista
di:
*incontri-dibattito
sui temi specifici quali le cause e lo sviluppo dei conflitti e i processi di
pace; *laboratori di gruppo sulla
percezione dei conflitti nelle relazioni quotidiane, sociali e
internazionali *incontri diretti con
rappresentanti di scuole, ONG ed enti locali provenienti dall’area dei Balcani
(in particolare: Bosnia-Erzegovina), del Corno d’Africa (in particolare:
Etiopia ed Eritrea e Somalia) e del Medioriente (in particolare:
Palestina), sulla conoscenza specifica
di paesi in cui il tema dei conflitti è allo stesso tempo questione
interpersonale ed internazionale.
Si fa presente
che tali aree sono state identificate tra quelle in cui il CISP è presente con progetti di
cooperazione internazionale allo sviluppo e di emergenza.
In ultima analisi, saranno promosse e
sviluppate iniziative e attività da
svolgersi direttamente nei paesi esteri presi in considerazioni. Tali attività
si sostanzieranno in Convegni e Seminari rivolti agli stessi soggetti-target
omologhi del programma in oggetto.
Al fine di
attuare un programma che punti a incidere in maniera seria sul territorio, è
sembrato importante coinvolgere nei corsi di formazione almeno tre settori della
società:
*il mondo della scuola, attraverso gli insegnanti
referenti per l’educazione allo sviluppo e l’intercultura;
*le associazioni che svolgono attività sul territorio
in Italia e all’estero, attraverso i loro referenti per l’educazione allo
sviluppo e l’intercultura;
*gli enti locali e le regioni, attraverso i
loro incaricati per l’educazione allo sviluppo o per la cooperazione, quando è
presente, o comunque le persone che
sono preposte a questo tipo di attività.
1.
Partner
I corsi saranno
svolti in partenariato con le seguenti Associazioni: Acuarinto (Agrigento); Terra (Cagliari); Solidarte
(Matera); Associazione Coordinamento e
Solidarietà (Salerno); Cipax (Roma).
2.
Altri soggetti
Si prevede di coinvolgere enti pubblici
e privati nel progetto e di mobilitare altre risorse economiche in corso di
realizzazione delle attività. In particolare si prevede di attivare gli enti
locali e le regioni, che rappresentano anche parte dei destinatari dell’azione,
al cofinanziamento di iniziative internazionali parallele al progetto. Si fa
presente che qualora la sollecitazione a tali enti dovesse concretizzarsi in
contributi economici e/o di servizi per il progetto, il CISP ne darà immediata
comunicazione a codesto Ministero.
3.
Obiettivi generali
Riqualificare la formazione specifica
degli insegnanti, già referenti per l’EaS e l’Intercultura presso i loro Istituti, sul tema e sulla pratica della gestione positiva del
conflitto;
promuovere e rafforzare all’interno
della scuola l’attenzione ai temi dell’EaS e all’Intercultura;
favorire e facilitare l’interazione sul
territorio nazionale tra mondo della
scuola, mondo dell’associazionismo ed enti
locali;
sperimentare metodologie innovative e
interattive di lavoro che siano in
grado di produrre cambiamenti sostanziali e profondi dei comportamenti ;
favorire i contatti diretti tra realtà
del nord e realtà del sud del mondo.
3.2.
Specifici
Formare e riqualificare personale già
referente per l’Intercultura presso il proprio settore di lavoro, sul tema
della pace e della gestione positiva dei conflitti al fine di assicurare la
ricaduta e la moltiplicazione dei risultati dei corsi. In particolare:
fornire strumenti interpretativi sulla
gestione positiva dei conflitti sia a livello micro (personale) che a livello
macro (internazionale) al fine di coscientizzare i destinatari circa i
possibili legami tra conflitti interpersonali e conflitti interstatali;
fornire i corsisti di strategie e metodologie innovative per lavorare sull’EaS e l’intercultura
attraverso la pratica di gruppo e l’uso di strumenti diversificati;
promuovere la progettazione e la
sperimentazione di percorsi didattici all’intercultura;
creare una rete nazionale tra scuole,
associazioni ed enti locali, attraverso la conoscenza diretta e la cooperazione
nel lavoro dei corsi, che valorizzi le singole esperienze e le faccia circolare rendendole patrimonio
comune;
attivare collaborazioni tra scuole, associazioni ed enti locali in
Italia e gli omologhi nei paesi terzi,
attraverso la promozione di incontri ed iniziative a carattere internazionale;
pubblicare un testo contenente le
“buone prassi” per la formazione orientata alla gestione positiva dei conflitti
e divulgazione del testo attraverso l’organizzazione di un incontro pubblico
nazionale, la spedizione e
l’inserimento del testo sul sito web del CISP.
4.
Tematiche
proposte
a. La competenza alla gestione positiva del
conflitto nell’incontro tra culture: il dialogo come approccio al consenso.
In questo senso l’educazione alla
Interculturalità sarà affrontata come l’educazione ai rapporti umani e alla
convivenza e, in ultima analisi, alla gestione dei problemi legati all’incontro con l’altro. Di come la gestione positiva dei conflitti si fondi
su determinate competenze, quali la
comunicazione, la fiducia, la
cooperazione, le tecniche di mediazione e di risoluzione dei problemi, che ogni
persona può apprendere e sviluppare.
b. Gestione positiva dei conflitti: dall’interazione tra singoli ai
processi di pace internazionali
In questo senso sarà affrontata la questione del rapporto tra il modo in cui
vengono affrontati e gestiti i
conflitti interpersonali che si incontrano nella vita quotidiana, i cosiddetti
conflitti a livello micro, e i problemi e i conflitti che si presentano nella
dimensione sociale ed internazionale, i cosiddetti conflitti a livello macro.
c. Vivere la pace nelle relazioni
quotidiane, nei conflitti sociali, nei
processi storici
In
questo senso sarà affrontata la questione della trasformazione del conflitto in senso costruttivo e di come
questa competenza acquisita a livello interpersonale può aiutare a riflettere
su cosa fare per la pace nel mondo.
d. Conflitti e
processi di pace: i casi di PVS in bilico tra conflitti e
pacificazioni (Balcani, Corno d’Africa e Medioriente; )
In questa sessione saranno presi in
considerazione e analizzati casi di conflitti e processi di pacificazione di
alcune realtà internazionali, con particolare riguardo al contesto
socio-economico in cui tali conflitti
sono degenerati negativamente e al ruolo che la società civile ricopre in tali
paesi.
5. DESTINATARI
5.1. Insegnanti di Istituti Scolastici di ogni ordine e grado, referenti
per l’ambito Intercultura ;
5.2.
Operatori dello sviluppo di ONG e Associazioni, referenti per l’Educazione allo
Sviluppo;
5.3.
Rappresentanti di Enti Locali e Regioni, incaricati o
preposti ai settori Intercultura, cooperazione o altre attività socio-culturali.
La scelta di lavorare con i referenti
all’Educazione allo Sviluppo e all’Intercultura risponde all’obiettivo di
moltiplicare i risultati dell’iniziativa
e di renderli parte della programmazione degli ambiti di riferimento.
6. Attività
Il progetto prevede la realizzazione
delle seguenti principali attività:
a.
5 corsi di
formazione, destinati a scuole, associazioni, enti locali e regioni;
b.
testo finale
sulle buone prassi e sua
presentazione in un incontro pubblico nazionale
c.
costruzione
pagina web del progetto sul sito CISP
d.
realizzazione
di iniziative seminariali all’estero.
a. Corsi di formazione
Ogni corso sarà articolato nel modo
seguente:
a.1. Incontri tematici in plenaria
Svolgimento di 4 incontri in
plenaria di 3 ore ciascuna, per un
totale di 12 ore di lezione. I titoli delle plenarie, che affronteranno aspetti
specifici del più generale tema del conflitto e della pace, sono i seguenti:
- La competenza al conflitto
nell’incontro tra culture: il dialogo come approccio al consenso.
- La gestione positiva dei conflitti:
dall’interazione tra singoli ai processi di pace internazionali
- Vivere la pace nelle relazioni
quotidiane, nei conflitti sociali, nei
processi storici
- Conflitti e processi di
pace: i casi di PVS in bilico
tra conflitti e pacificazioni (Balcani, Corno d’Africa e Medioriente; )
a.2.
Laboratori di gruppo
All’interno di ogni corso saranno
realizzati 2 laboratori di gruppo di 12 ore ciascuno, per un totale di 24 ore
di lezione distribuite tra 4 sessioni di 3 ore. I corsisti saranno divisi in 2
gruppi di 15 persone e ogni gruppo parteciperà ad un laboratorio. I temi dei laboratori
di gruppo riprenderanno il tema specifico della gestione positiva dei conflitti
e porranno l’accento sull’acquisizione di competenze per la risoluzione
pacifica dei conflitti a livello micro e per la comprensione delle dinamiche
macro dei conflitti.
Sia nell’ambito delle plenarie che
all’interno dei laboratori, saranno svolte simulazioni di percorsi didattici
disciplinari e interdisciplinari da replicare presso le scuole e saranno
identificate possibili iniziative pubbliche suscettibili di essere realizzate
sul territorio.
a.3. Incontri
con ospiti internazionali
All’interno dei corsi si prevede di
realizzare due giorni di lavoro, scambio di esperienze e proposte di
collaborazione e programmazione di iniziative comuni con rappresentanti di
scuole, associazioni ed enti locali dei paesi esteri presi in considerazione.
In particolare gli ospiti invitati
saranno identificati, tra quelli delle aree prese in considerazione, sulla base
degli interessi dei corsisti e, qualora vi fossero, di rapporti pregressi già
attivati tra i corsisti e le realtà dei PVS interessate dal progetto.
b. pubblicazione finale
Al termine dei corsi è prevista la
pubblicazione di un testo contenente le buone prassi per la formazione
orientata alla gestione positiva dei conflitti, cui collaboreranno gli stessi
relatori e trainers dei corsi. In particolare si porrà l’accento sui contenuti
tematici, che saranno curati dai relatori dei corsi, in particolare dagli
esperti dei PVS presi in considerazione, e sui percorsi metodologici utili alla
pratica non violenta, che saranno curati dai trainer coinvolti nei corsi.
c. pagina web
vedi sopra
d. Incontri seminariali all’estero
In collaborazione con gli ospiti
internazionali che interverranno ai corsi,
saranno organizzati degli incontri seminariali all’estero sui temi affrontati nei corsi stessi. Gli incontri
saranno tre, uno per ogni area presa in considerazione (Corno d’Africa, Balcani
e Medioriente), e si sostanzieranno nella realizzazione di due giornate di
studio cui parteciperanno rappresentanti di scuole, associazioni ed enti locali
dei paesi esteri che saranno intervenuti ai corsi italiani. Gli incontri
avranno come obiettivo principale quello di
riportare la testimonianza dell’esperienza realizzata in Italia e di
trovare forme di collaborazione ad iniziative future tra i paesi e l’Italia sui
temi della pace e per uno sviluppo locale più integrato nel proprio territorio.
Gli incontri saranno svolti presso sedi pubbliche messe a disposizione da enti
locali e associazioni e potranno usufruire di apporti e sostegni in servizi da
parte delle istituzioni locali. Il CISP inoltre, presente in queste aree da
diversi anni, si impegnerà a mobilitare persone ed eventuali risorse integrative per la buona riuscita delle iniziative da
realizzare.