Il
Corso, per la provincia di Salerno, è stato organizzato dall'associazione
"Coordinamento Solidarietà e Cooperazione" in collaborazione con il
C.I.S.P. (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli) organismo non
governativo di cooperazione e di volontariato internazionale che già da
diversi anni si occupa di programmi di educazione allo sviluppo e all'interculturalità
e che ha promosso molteplici iniziative di sensibilizzazione contro il
razzismo e la xenofobia.
L'organizzazione promotrice a livello locale "COORDINAMENTO
SOLIDARIETA' E COOPERAZIONE” è una associazione già da diversi anni
impegnata sui temi del consumo equo e della formazione. Ha promosso e
realizzato, anche in collaborazione con il Centro Psicopedagogico di Piacenza,
corsi di formazione nelle scuole, sia con gli alunni che con gli insegnanti,
sui temi della pace e della gestione positiva e non violenta dei conflitti. La
sede dell’Associazione in Via E. da Corbilia a Salerno,
ospita una biblioteca
in cui è possibile consultare testi sulle tematiche e sulle metodologie
dell’Educazione alla Pace, sulla didattica interculturale, psicopedagogia,
letteratura per ragazzi, educazione allo sviluppo e alla mondialità ed è
sede anche della Bottega del Commercio Equo e Solidale "equAzione".
Il rapporto di collaborazione fra l'ente locale e l'ente organizzatore
nazionale è stato proficuo da ogni punto di vista. Vi sono stati scambi sia
in fase di progettazione che in quella di svolgimento del corso. La
responsabile nazionale Maria Rosaria Notarangeli è stata presente alla seduta
plenaria d'inaugurazione e la coordinatrice nazionale Marinella Fasanella è
intervenuta alla plenaria di chiusura del corso. Entrambe hanno poi
partecipato, insieme anche ai due coordinatori locali dei corsi
"gemelli" di Brescia e Cagliari, Marino Ruzzenenti e Andrea De
Giorgi, all'incontro di scambio europeo con la ONG spagnola Hegoa contribuendo
con la loro presenza a dare un significato ancora più interessante
e costruttivo allo scambio di esperienze.
Inizialmente era prevista la partecipazione al corso di circa 60
insegnanti, operatori sociali ed esponenti del mondo del volontariato
interessati al tema dell'educazione allo sviluppo ed all'interculturalità
ma il numero di iscrizioni, 110 schede compilate e presentate nella sede
dell'associazione, ha superato ogni aspettativa e si è deciso quindi di non
operare una selezione rigida, anche in considerazione del fatto che
sicuramente ci sarebbe stata una "selezione naturale" fra i
partecipanti. La scelta si è rivelata giusta ed alla fine hanno seguito il
corso (fra sessioni plenarie e laboratori) circa 80 persone ed hanno ricevuto
l'attestato finale i 64 corsisti che hanno partecipato a più dei due terzi
delle ore programmate (46).
I
tempi previsti inizialmente per lo svolgimento del programma sono slittati di
un mese circa per permettere la partecipazione del quinto relatore, Samir
Amin, che ha potuto intervenire solo a fine marzo, per cui l'arco di
durata della programmazione è stato da ottobre 1999 a marzo 2000.
La
programmazione del corso ha visto la partecipazione fattiva e costruttiva del
gruppo dell'associazione che già da anni si occupa di formazione. Sin
dal mese di giugno 99 si è cominciato a studiare le modalità di
organizzazione delle sessioni
plenarie e dei laboratori e si sono presi i primi contatti con i relatori
prescelti per gli incontri plenari. Il momento di programmazione vero e
proprio ha avuto il suo culmine nel week-end di autoformazione che il gruppo
ha tenuto con Rita Vittori alla fine di agosto. Si è infatti deciso di
utilizzare parte dei finanziamenti previsti per il personale per organizzare
16 ore di autoformazione dell'equipe che poi concretamente ha elaborato il
calendario e le agende dei laboratori. Questa scelta non è stata casuale ma,
al contrario, si è cercato di fornire un valore aggiunto alla già ricca
opportunità di crescita professionale che l'organizzazione di un corso di
educazione allo sviluppo prevedeva per l'equipe di formatori
dell'associazione.
Nei
giorni 30 e 31 agosto, con la supervisione di Rita Vittori, formatrice esperta
in educazione interculturale che conta al suo attivo proficue collaborazioni
anche con il Centro Psicopedagogico di Piacenza e con CEM Mondialità, il
gruppo di progettazione ha lavorato alla costruzione dei laboratori.
Molteplici
sono stati i temi oggetto di discussione che hanno aiutato ulteriormente il
gruppo di formatori ad approfondire tematiche quali il ruolo del formatore e
come trasformare il ragionamento teorico sul percorso formativo e sulle
tematiche su cui si vuole far ragionare il
gruppo, nelle attività concrete che poi si vanno a svolgere all'interno di
laboratori.
Sicuramente la possibilità di fare "autoformazione" ha
rappresentato un momento di grande arricchimento per i formatori
dell'associazione "Coordinamento Solidarietà e Cooperazione" ed ha
costituito un elemento di ulteriore soddisfazione per l'esperienza avuta
nell'organizzazione del corso in oggetto.
Concretamente si è poi stabilito di articolare il corso
con un programma che prevedeva cinque incontri plenari di 3 ore
ciascuno e sette laboratori interattivi di
3 ore per un totale di 36 ore, più 10 ore da dedicare all'incontro di
scambio con il partner europeo.
Per gli incontri plenari
si è stabilito di lasciarli aperti alla partecipazione di tutta la
cittadinanza, anche in considerazione della grande opportunità di ospitare a
Salerno relatori di livello internazionale che da anni si occupano delle
tematiche affrontate nel corso. La scelta è stata senz'altro positiva, tutte
le plenarie hanno visto una folta partecipazione di pubblico ed hanno riscosso
grande interesse anche nei partecipanti che non erano corsisti. Gli incontri
si sono tenuti fra l'altro, nelle sale di rappresentanza della Provincia e del
Comune di Salerno che hanno anche patrocinato la manifestazione.
Il
calendario di svolgimento degli incontri plenari è stato il seguente:
1
PLENARIA - 8 ottobre 1999 - Serge Latouche - " Il Ritorno dell'etnocentrismo
e la necessità di un pluriversalismo".
2
PLENARIA - 15 ottobre 1999 - Antonio
Nanni - "L'educazione interculturale oggi in Italia. Dalla I alla II
fase".
3
PLENARIA - 3 novembre 1999 - Giovanni Salio - "La trasformazione
non violenta del conflitto".
4
PLENARIA - 13 gennaio 2000 - Francesco
Gesualdi - "Dal mercato all'equità: percorsi di resistenza".
5
PLENARIA - 21 marzo 2000 - Samir Amin - "Le alternative al
neoliberismo e alla globalizzazione".
Con
la scelta dei relatori e degli argomenti da essi trattati, si è voluto dare
un quadro teorico il più possibile ampio della complessità delle tematiche
affrontate.
I
relatori stranieri, Serge Latouche e Samir Amin, che hanno aperto e chiuso il
corso, sono due personalità di
livello mondiale e la loro partecipazione ha rappresentato un grande
arricchimento culturale per una piccola città del sud d'Italia come Salerno.
Il pubblico ha seguito con grande interesse l'intervento di Latouche che ha
introdotto i concetti di "glocalismo" e "pluriverso" e
quello di Amin che ha affrontato il problema della globalizzazione da un punto
di vista più squisitamente storico-economico.
Anche i relatori italiani
hanno riscosso grande successo di pubblico e le domande poste alla fine degli
interventi hanno dato la misura dell'interesse suscitato dalle relazioni.
Antonio
Nanni ha brillantemente esposto la situazione dell'educazione interculturale
in Italia e ha dato notevoli spunti sulle possibilità didattiche utilizzabili
per affrontare questa tematica in maniera interdisciplinare.
Giovanni
Salio ha illustrato l'aspetto del conflitto in uno spazio sociale micro, meso
e macro e ha fornito interessanti spunti di riflessione sulle possibili
trasformazioni non violente dello stesso.
Francesco
Gesualdi ha affrontato il problema dei consumi e delle complessità economiche
e finanziarie del mondo globalizzato, forte del carisma e della personale
esperienza nel "Centro di Nuovo Modello di Sviluppo" vero punto di
riferimento italiano ed internazionale su tali problematiche.
Per
quanto riguarda i laboratori si è deciso di organizzare un percorso unico per
tutti i corsisti. Sono stati formati 4 gruppi di circa 20 persone ciascuno che
hanno lavorato da ottobre 99 a gennaio 2000 con
cadenza quasi settimanale.
I
gruppi sono stati condotti ciascuno da due formatrici dell'equipe che,
nell'ambito dell'Associazione, si
occupa di formazione ed alle 8 conduttrici sono stati affiancati 3 osservatori
che hanno monitorato l'andamento dei laboratori. Tale scelta è stata fatta
per due motivi: dare l'opportunità ad altri membri del gruppo formazione di
partecipare attivamente ai laboratori e consentire un ulteriore
approfondimento in sede di valutazione del corso.
Il percorso formativo che si è deciso di seguire per la costruzione delle agende dei singoli incontri partiva dall'identificazione della propria identità e delle proprie radici culturali. Partendo dagli elementi comuni e di differenza che esistono anche all'interno di una stessa cultura si è riflettuto sul concetto di differenziazione, di diversità, di stereotipo, su come nasce il pregiudizio, sul conflitto e sulle possibili risoluzioni dello stesso utilizzando lo schema seguente:
IDENTITA'
CULTURALE
3 incontri
|
-Conoscenza
di sé/altro e individuazione delle proprie radici -Differenziazione
e diversità |
|
DALLA
DIVERSITA' AL PREGIUDIZIO 2 incontri |
|
-Stereotipo,
giudizio, generalizzazione, pregiudizio, intolleranza |
|
CONFLITTO
INTERCULTURALE 2 incontri |
|
-
Cause
-Modalità
di gestione
|
|
Distruttive intolleranza,razzismo, annientamento, paternalismo, omologazione Non distruttive negoziazione |
La
sessione Europea, che si è svolta nei giorni 27 e 28 novembre 1999, ha
rappresentato un’occasione di scambio con i formatori di Hegoa, ONG dei Paesi
Baschi (Spagna), Gema Celorio e Miguel Argibay.
Gli
ospiti spagnoli, dopo aver presentato il lavoro che Hegoa svolge da anni
nell’ambito dell’educazione interculturale e dell’educazione allo
sviluppo, hanno coinvolto i partecipanti - divisi in piccoli gruppi di lavoro -
in una dinamica di analisi delle immagini. In una delle attività è stata
utilizzata la “Rosa dei venti”, schema interpretativo che fornisce le
coordinate per individuare ed analizzare il contesto socio-economico e culturale
che c'è dietro ad una immagine. L’altra attività ha visto i corsisti
impegnati in un interessante e coinvolgente analisi sul linguaggio visivo e
testuale di immagini pubblicitarie (attuali e dell’epoca coloniale) e dei
messaggi razzisti e stereotipati che esse, molto spesso, veicolano.
Un
altro aspetto interessante che è stato affrontato durante la sessione europea
ha riguardato la grande sperequazione che esiste fra la distribuzione delle
ricchezze e gli abitanti del pianeta. Ai formatori dell'Ong spagnola era stato
chiesto esplicitamente di affrontare tali tematiche, tenendo conto anche del
fatto che i laboratori del corso erano stati incentrati soprattutto sull'aspetto
"culturale" e non ci sarebbe stato spazio per un approfondimento sui
rapporti economici. Si è voluto quindi allargare ulteriormente la prospettiva
d'analisi che problematiche come lo sviluppo e l'interculturalità
presuppongono. Sempre utilizzando metodologie attive, infatti tutti i
partecipanti sono stati coinvolti nel “gioco delle sedie” attività che ben
"visualizza" l'iniqua distribuzione della ricchezza tra i Paesi del
mondo, si è potuto riflettere anche sull'aspetto economico quale fattore
determinante di conflitti e di razzismi. L'esperienza
della sessione europea è stata sicuramente molto interessante, tutti i corsisti
hanno partecipato fattivamente sia al dibattito teorico che alle attività
pratiche e anche dal punto di vista dell'organizzazione globale del corso si è
riusciti ad ampliare la gamma dei "punti di vista" da cui è possibile
affrontare l'educazione allo sviluppo.
Una
valutazione in itinere del corso ha consentito di adeguare e ricalibrare le
attività programmate, dando spazio alle esigenze espresse dai corsisti durante
i laboratori. Alla fine delle attività è stato richiesto ai partecipanti
di formulare delle valutazioni sul corso nella sua globalità e nello
specifico sugli aspetti più interessanti e positivi, sui limiti individuati,
sulle difficoltà incontrate, sui risultati conseguiti rispetto alle
aspettative.
Una
valutazione sicuramente positiva è stata data sul clima e sulla qualità delle
relazioni all’interno dei gruppi, sull’arricchimento personale e
sull’acquisizione di nuove metodologie. E’ altresì emersa una forte
esigenza di continuare ad investire sulla formazione in generale e in special
modo in relazione alle tematiche affrontate dal corso. In questa linea, ad
esempio, è stato organizzato da uno dei corsisti, interessato soprattutto
all'aspetto della multireligiosità, un incontro
"a latere" dei laboratori per dibattere ed approfondire tale
argomento. Fra i limiti riscontrati sicuramente l'aspetto "tempo
limitato" è stato fra i più segnalati. Alcuni partecipanti hanno inoltre
giudicato troppo diluita nel tempo la programmazione
globale del corso. Da un punto di vista più personale alcuni hanno
segnalato la difficoltà, ma anche la ricchezza e la gioia che comporta il
lavorare in gruppo e lo scoprirsi e il coinvolgersi con persone che non si
conoscono bene e con cui non si ha molta confidenza.
Dal
punto di vista dell'organizzazione, la valutazione è senz'altro positiva. Il
corso ha rappresentato un momento di grande crescita professionale ed umana. Ha
permesso, inoltre, di stabilire una fitta rete di relazioni all'interno della
città fra persone che sono interessate alle tematiche dell'educazione allo
sviluppo e all'interculturalità. Un altro aspetto molto significativo è emerso
dalla constatazione che esiste nella città di Salerno una grande richiesta di
formazione sia a livello formale che informale. Un dato interessante è stato
infatti dato dalla composizione finale dei partecipanti al corso che, di fatto,
è stato frequentato per metà da insegnanti e per metà da persone coinvolte,
più o meno direttamente, nel mondo del volontariato e dell'associazionismo.
Anche
se i compiti di coordinamento sono stati svolti soprattutto dalla scrivente e
dalla co-tutor Antonella Alfano, si può senz'altro parlare di lavoro di gruppo.
Tutti i membri dell'associazione che si occupano di formazione sono stati
infatti coinvolti attivamente nell'organizzazione e nella gestione del corso e
questo è stato un ulteriore momento di crescita sia professionale che umano.
P.
Ass. Coordinamento Solidarietà e Cooperazione
Antonella
Sara